Organizzazione Aziendale, Consulenza Aziendale Bologna

Organizzare una startup manifatturiera – prima parte

Organizzare una startup manifatturiera – prima parte


Fino ad oggi abbiamo sempre analizzato l’organizzazione aziendale da un punto di vista migliorativo ed evolutivo, concentrandoci sulle opportunità di ottimizzare l’organizzazione di realtà già esistenti. Ma che fare quando la base di partenza è un foglio bianco?

Organizzazione aziendale startup

Oggi tutti parlano di startup. Startup digitali, startup innovative, startup nel food, nell’industria, nei servizi… l’argomento è molto in voga e in questo non vi è nulla di male, anzi: in un contesto dove molte imprese “muoiono” per via di trend macroeconomici, è necessario che altre ne nascano per mantenere vivo il nostro patrimonio.

Non sempre, purtroppo, le startup hanno vita facile, e chi scrive lo sa bene. Burocrazia bloccante, regolamenti operativi assurdi, sovvenzioni statali molto meno facili di quanto venga pubblicizzato, e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo toglie al neo-imprenditore (lo “startupper”) tempo ed energie da dedicare a sviluppare il proprio business.

Digressione a parte, cosa conta maggiormente nell’avvio di una startup da un punto di vista organizzativo? E – aggiungerei – su cosa deve maggiormente focalizzarsi l’imprenditore, che per forza di cose ha tempo e risorse economiche scarsi?

La risposta non è banale né univoca. In primo luogo, dipende dalle specificità del business e del mercato in cui l’imprenditore ha deciso di investire il proprio tempo e i propri risparmi. Un esempio su tutti: una startup digitale, che si concentra sullo sviluppo di un servizio supportato da tecnologie informatiche, avrà necessità operative ben diverse da una startup manifatturiera, che ha a che fare principalmente con beni tangibili.

La prospettiva cambia sostanzialmente, e (senza voler dare giudizi di merito o preferenze) ritengo che una startup manifatturiera presenti il livello massimo di complessità possibile, in quanto i temi “digital” sono comunque imprescindibili in ogni azienda, ma nel manifatturiero si aggiungono le complicazioni della realizzazione fisica di un prodotto che va progettato, prototipato, industrializzato, testato, certificato, collaudato, consegnato e via dicendo.

Detto ciò, in questo articolo e in quelli che seguiranno vogliamo concentrarci non tanto sul mondo dei servizi, quanto su quello delle startup industriali che si prefiggono l’obiettivo di portare sul mercato un prodotto innovativo. In tale contesto, scopriremo che esistono aspetti più “core” e meno “core”, oltre che buone prassi manageriali che possono aiutare a superare le difficoltà iniziali.

Organizzare una startup: da dove iniziare?

Prima di tutto, un aspetto fondamentale, che impatta sull’organizzazione più di quanto si possa immaginare: l’imprenditore deve saper conoscere se stesso (mi perdonino le imprenditrici se parlo al maschile, è solo per semplicità di espressione).

Cosa intendo dire? Che prima di tutto, un bravo imprenditore deve essere consapevole dei propri punti di forza e dei propri punti di debolezza. Difficilmente una persona può eccellere in tutti gli ambiti: ricerca e sviluppo, marketing e vendite, acquisti, amministrazione e controllo, finanza, affari legali, produzione, logistica etc. – il che porta l’imprenditore a doversi chiedere: quali sono gli aspetti che posso presidiare in prima persona, perché sono “forte” e preparato, e su quali invece devo cercare soci o collaboratori eccellenti?

La risposta a questa domanda impatta eccome sull’organizzazione, perché le “mansioni” dell’imprenditore e la configurazione del primo “organigramma” aziendale dipendono strettamente da questo. Avete un’estrazione più commerciale? Okay, trovate una persona appassionata di ricerca e sviluppo che vi supporti sugli aspetti tecnologici. Avete invece un’estrazione più tecnica? Bene, dotatevi di qualcuno che tenga presidiato il mercato e le sue esigenze… è un esempio, certamente incompleto e semplificativo, della questione che ritengo importante.

Non è però un caso se ho preso come esempio due aspetti specifici dell’organizzazione: ricerca e sviluppo da un lato, marketing e commerciale dall’altro. A mio parere sono le due “anime” fondamentali di una startup: infatti, una volta che avrete disbrigato la burocrazia iniziale (costituzione della startup, iscrizione ai vari albi e registri, tenuta contabile etc.) dovrete concentravi su una cosa in particolare, sulla quale le due anime dovranno collaborare strettamente:

Organizzazione di un'azienda

Banale? Non proprio. L’idea di “valore per il cliente” viene enucleata con precisione solo negli anni 60 con l’avvento del Lean Thinking (vi rimando a questo articolo sui principi del Lean Thinking), decodificato da studiosi americani osservando l’approccio della giapponese Toyota al mercato. Tradotto in parole povere: provate a costruire qualcosa per la quale i vostri potenziali clienti siano disponibili a pagare ben più del suo costo, ossia date risposta ad esigenze insoddisfatte, siano esse già esplicite o solo “potenziali e inespresse” (in tale caso, sarà vostro compito indurre in loro la percezione di un valore del quale non sentono ancora il bisogno).

Cosa significa questo in pratica? Non inseguite un’idea che sia solo “vostra”, o meglio: cercate di capire l’appeal che potrà avere sugli altri. In questo senso, l’aspetto “commerciale e marketing” è fondamentale: partecipate a fiere ed eventi del vostro settore, studiate i concorrenti, e soprattutto intervistate utenti e appassionati cercando di carpire cosa è importante per loro. In questo modo, vi lancerete dall’aereo (metafora imprenditoriale) con il paracadute anziché in caduta libera.

Parallelamente, iniziate a definire esattamente il “quid” che andrà a soddisfare i vostri potenziali clienti, e comprendetene non solo i punti di forza (su cui punterete) ma anche quelli di debolezza (che cercherete di mitigare). Quali saranno le “armi” del vostro prodotto (e più in generale della vostra offerta) rispetto ai concorrenti, e quali invece i “talloni di Achille”? Ricordiamoci che difficilmente potrete eccellere in tutto, e dovrete scendere a compromessi (almeno all’inizio): conoscere i punti di debolezza della propria offerta vi permetterà di soppesarli rispetto ai fattori vincenti e agire con maggiore consapevolezza.

Se siete arrivati fino a qui, cosa di cui vi sono grato, per questa puntata prenderemo in esame un ultimo fattore della vostra “progettazione iniziale”: il vostro deliverable si rivolge al pubblico o ad una nicchia di mercato?

Rivolgervi al pubblico (inteso sia in ambito business-to-consumer che in ambito business-to-business) vi darà la possibilità di accedere ad una platea più ampia di potenziali clienti, ad un mercato più ampio. Questo da un lato rappresenta una potenzialità di maggiore sviluppo, dall’altro un rischio concreto di fallimento, perché vi troverete a fronteggiare una concorrenza più folta e agguerrita (ricordiamoci: dove c’è molto cibo, ci sono anche molti predatori). Questo, ovviamente, a meno che la vostra iniziativa non abbia un’innovatività tale da posizionarvi con una forte differenziazione rispetto agli altri player – in questo caso, la vera sfida sarà convincere i clienti che la vostra innovazione è importante e ha un valore per loro.

Rivolgervi ad una nicchia di mercato, invece, è una situazione più equilibrata, perché l’ambiente in cui vi muoverete avrà un livello di complessità (e competitività) tendenzialmente inferiore. Nelle nicchie di mercato, inoltre, i margini di guadagno sulle vendite sono mediamente più elevati, magari perché la multinazionale di turno che produce in Cina non è ancora arrivata a dichiarare la guerra sui prezzi e sulle economie di scala.

Tutto questo per dire che l’organizzazione della vostra azienda, che inizialmente sarà “embrionale” e successivamente andrà sviluppandosi, dovrà essere conformata alle scelte iniziali che farete, ed essere coerente con esse. Vi aspetto per le prossime puntate.

Paolo Di Medio

Paolo Di Medio

Ingegnere gestionale e consulente aziendale per più di dieci anni, ho avviato questo blog nel 2012 e attualmente dirigo Photonia, startup innovativa hi-tech. Sono un inguaribile appassionato di organizzazione e tecnologia.
Paolo Di Medio

2 commenti a “Organizzare una startup manifatturiera – prima parte”

  1. Rino ha detto:

    Buongiorno Ing. Paolo, ho letto la sua inserzione e devo dire che ha spiegato in maniera eccellente i punti cardini per poter gestire con successo un’azienda. Purtroppo come lei menzionava, l’imprenditore tuttologo non esiste più. Le auguro un buon lavoro e le consiglio di tenere vivo questo suo blog che sicuramente verrà seguito da tanti imprenditori.

    • Paolo Di Medio ha detto:

      Buongiorno Rino, la ringrazio vivamente per l’apprezzamento, cercherò di tenere vivo il blog nei pochi momenti liberi che la mia iniziativa imprenditoriale mi lascia. Buon proseguimento e resti in linea

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